Copertina – Cow Vs Drone
Come cambia la ruralità nel mondo contemporaneo? Quali “strani presenti” e rituali curiosi” la caratterizzano? Come confrontarsi con essi e usarli per immaginare insieme i “futuri possibili” e quelli desiderati? In vista di Iperconnessioni Rurali, Nefula, primo studio e lab di ricerca e progettazione italiano di Near Future Design, inaugura una miniserie su RuralHub dedicata ad esplorare i “curious rituals” della ruralità contemporanea.
Cinque articoli creati da 5 giovani near future designer che hanno dato vita a Nefula insieme a Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, e che parteciperanno al workshop con la loro particolare attenzione ai semi di futuro nascosti nel presente. Sono Marta Cecconi, Mirko Balducci, Rudy Faletra, Tommaso Tregnaghi e Giacomo Equizi.
Dopo Marta Cecconi sulle Comunità Provvisorie e Mirko Balducci sull’incontro tra Bitcoin e ruralità, per la rubrica Curious Rituals Rurali, Rudy Faletra ci racconta del crescente utilizzo dei Big Data in Agricoltura e dell’innovazione open delle comunità neorurali.

Quando sentiamo parlare di Big Data – e ormai succede piuttosto spesso – immediatamente pensiamo ai Social Network, alle analisi di mercato, alle Smart City. Settori e ambienti in continuo sviluppo. Ma come vengono utilizzati i Big Data in contesto rurale? E a quale scopo?

L’applicazione dei Big Data e dell’IoT (Internet of Things) nel settore agroalimentare oggi ha molto successo e sta diventando sempre più incisiva sulle modalità di produzione. La congiunzione tra crisi ambientale e crescita demografica planetaria (si prevede che la popolazione mondiale crescerà di circa due miliardi e mezzo di abitanti entro il 2050) non prospetta scenari rosei.

Mentre prendono piede forme di organizzazione alternative al mercato agroalimentare globalizzato (vedi i Gruppi di Acquisto Solidale o le economie a km0), l’agricoltura industriale sta cercando soluzioni per affrontare questa situazione critica. E alcune aziende, insieme alle industrie produttrici di macchine agricole, stanno adottando sempre più diffusamente l’agricoltura di precisione.

Big Data e agricoltura di precisione

L’obiettivo dell’agricoltura di precisione è ottimizzare la produzione, in modo da sfruttare al meglio le potenzialità di un terreno e nel contempo ridurre al minimo lo spreco energetico. Per far questo ci si avvale di macchine “intelligenti”, ovvero equipaggiate con sensori e dispositivi per la raccolta dati sulle culture, sul terreno, sul clima.

Si tratta di un vero è proprio “internet delle cose” applicato all’agricoltura. L’esempio più comune è quello del sistema di guida assistita – che si applica ad esempio sui trattori agricoli o sulle mietitrebbiatrici – , per cui un sistema GPS agisce sullo sterzo permettendo di muoversi con precisione lungo il terreno, ottimizzando il percorso ed evitando di passare più volte nello stesso punto. Altri sistemi, invece, permettono di prelevare campioni di terreno ed analizzarli in modo da poter indicare che cosa è meglio coltivare in un determinato campo e quali sono le quantità di concime necessarie per ottimizzare la produzione e mantenere il terreno in buone condizioni.

La mappatura dei campi viene solitamente eseguita da software che utilizzano tecnologie satellitari o, più raramente, droni. L’agricoltura di precisione permette di registrare con precisione tutte le operazioni agricole in modo da avere una traccia precisa dell’intero processo che porta dalla preparazione del terreno al prodotto: una sorta di “carta d’identità” agroalimentare.

In una intervista di Repubblica, Maria Cristina Farioli, direttrice marketing IBM Italia, spiega come l’azienda americana si stia occupando di agricoltura di precisione. IBM si presenterà a Expo2015 proprio su questo tema e Farioli descrive alcuni progetti che estendono l’utilizzo dei software per la raccolta dati anche ad altri campi dell’industria alimentare, come quello del mercato del pesce di Bari, dove da due anni l’analisi dei Big Data permette di capire in anticipo quanto pesce sarà richiesto in modo da limitare l’invenduto:

Grazie al cloud e ai touch screen che le imbarcazioni hanno a bordo. Tutto ciò consente ai pescherecci di verificare la richiesta di pesce della giornata, di spiegare ai grossisti che aspettano in porto cosa si è pescato e avviare un’asta virtuale. E persino di capire in quante casse suddividere il prodotto prima dell’attracco in banchina

Sempre più si assiste a un intreccio tra settore primario e settore terziario. Intreccio che andrà presto a definire un nuovo settore, e di conseguenza nuove figure professionali che dovranno combinare competenze che fino a pochi anni fa erano considerate totalmente estranee l’una all’altra. Un fenomeno che sta già avvenendo nelle grandi aziende agroalimentari, nelle grandi aziende di produzioni di macchine agricole, nelle grandi aziende di elaborazione dati e software, e sta iniziando a coinvolgere anche Scuola e Università.

Da contadini a neorurali

Oltre alle grandi realtà, altre mutazioni ci portano con più convinzione a pensare che presto la figura del contadino subirà una trasformazione. L’utilizzo delle tecnologie IoT per l’analisi del territorio, del clima, e dell’acqua non sono, infatti, uno strumento esclusivo della filiera di grande scala. Si stanno creando – e hanno piuttosto successo – molte community online per imparare a realizzare ed utilizzare strumenti simili a quelli utilizzati nell’agricoltura di precisione industriale. Strumenti open che possono essere adattati, personalizzati, ed implementati da chiunque lo desideri.

Un esempio su tutti può essere quello di Farm Hack che raccoglie nel suo archivio aperto ogni sorta di strumenti per l’agricoltura, tra cui anche molti esempi di strumenti Do It Yourself per l’agricoltura smart. La pagina Tools di Farm Hack è davvero curiosa, perché raccoglie di tutto: da strampalate invenzioni (trattori modificati, biciclette per seminare, ecc. ) a strumenti per il monitoraggio dell’acqua e del clima.

Culticycle - Trattore a pedali

Culticycle – Trattore a pedali

 

È una comunità di agricoltori-innovatori che continuano a fare quello che hanno sempre fatto: personalizzare i propri strumenti per svolgere al meglio il proprio mestiere e poi mostrarle agli agricoltori vicini. Solo che adesso i “vicini” non sono più tanto vicini, e magari non sono nemmeno agricoltori (ci sono, infatti, anche meccanici, ingegneri, designer o semplici appassionati).

L’esistenza di queste realtà, il propagarsi di modalità p2p di fare agricoltura smart, la volontà di imparare, conoscere, lavorare con le nuove tecnologie ci mette davanti ad una vera e propria trasformazione nelle aree rurali.

Finché sono le grandi aziende ad applicare le tecnologie IoT e l’analisi dei Big Data al settore agricolo il fenomeno è interessante, ma rimane confinato all’interno delle grandi industrie. Ma quando i piccoli coltivatori, i proprietari di aziende familiari, il fattore locale, entrano a fare parte di community come Farm Hack, significa che stiamo assistendo ad un cambiamento profondo nei comportamenti e nella concezione stessa di fare agricoltura.

Le aree rurali diventeranno presto spazi smart?

L’agricoltore sarà una professione attrattiva e innovativa?

Quali saranno gli strumenti e le conoscenze utili per essere agricoltore nel futuro prossimo?

Che implicazioni avranno queste scelte sull’economia, sull’ambiente, sulla formazione e sulla distribuzione della popolazione sul territorio?

Quali saranno le frontiere della smart rurality?

Di sicuro, continuare a osservare e imparare a capire le trasformazioni in corso è una attività necessaria.

 

Rudy Faletra è un product designer e ricercatore. È tra i co-founder di Nefula, il primo laboratorio in Italia che opera secondo la metodologia del Near Future Design. Come membro di Nefula è interessato al rapporto tra prodotto, innovazione e dinamiche sociali, studiandone il cambiamento e le influenze.

 

[credits: in copertina, Drone vs Cow by Lima Pix; immagine, Culticycle – Trattore a pedali by Dan Paluska]