IR Curious Rituals Rurali

Curious Rituals Rurali I – Comunità Provvisorie

Come cambia la ruralità nel mondo contemporaneo? Quali “strani presenti” e rituali curiosi” la caratterizzano? Come confrontarsi con essi e usarli per immaginare insieme i “futuri possibili” e quelli desiderati? In vista di Iperconnessioni Rurali, Nefula, primo studio e lab di ricerca e progettazione italiano di Near Future Design, inaugura una miniserie su RuralHub dedicata ad esplorare i “curious ritual” della ruralità contemporanea.
Cinque articoli creati da 5 giovani near future designer che hanno dato vita a Nefula insieme a Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, e che parteciperanno al workshop con la loro particolare attenzione ai semi di futuro nascosti nel presente. Sono Marta Cecconi, Mirko Balducci, Rudy Faletra, Tommaso Tregnaghi e Giacomo Equizi.
lnaugura la miniserie Marta Cecconi che, per Curious Rituals Rurali ci propone una riflessione sul tema “Comunità Provvisorie”.

La mia casa è stata ricavata da una torre medioevale, su un poggio isolato, in una valle di uliveti nella periferia di Firenze. Sebbene sia solo a 25 chilometri dal centro, impiego più di un’ora ogni giorno a raggiungere la città, dove lavoro e studio design della comunicazione.

La mia vita è quindi, al momento, spezzata tra due mondi che sembrano inconciliabili.

In città vivo l’ebrezza di avere tutto a portata di mano, di poter andare al supermercato, o al cinema, o una mostra in qualsiasi momento, ma soprattutto l’opportunità di incontrare molte persone e sfruttare queste occasioni per conoscere cose diverse e inaspettate.

A casa vivo la gioia di appartenere a un luogo ricco di storia e in totale pace con la natura: depurando l’acqua del ruscello vicino, usando energia pulita e bevendo acqua di sorgente. Nel totale silenzio.

Fin da quando ho cominciato a frequentare assiduamente Firenze ho cercato di mettere queste due realtà sui piatti della bilancia, per capire quale di queste fosse la preferibile.

Per adesso non sono riuscita ad ottenere un risultato.

Ma per quanto ancora questo confronto sarà opportuno? La distinzione tra urbano e rurale sarà ancora così estrema tra 5, 10, 15 anni? Per quanto rimarranno ancora termini opposti?

Oggi si assiste ad un fenomeno di ritorno agli spazi rurali da parte degli abitanti delle città industriali. Si tratta di un processo di scala nazionale ed europea, ed è generato per lo più da azioni individuali dovute in parte

(…) alla trasformazione e all’incertezza del mondo del lavoro, al degrado delle condizioni di vita, all’aumento dei prezzi del suolo e alla conseguente difficoltà di trovare un alloggio in città

e in parte, invece, a un cambiamento di punto di vista:

Dopo lunghi anni nei quali la città e la modernizzazione hanno rappresentato un riferimento capace di condizionare stili di vita, scelte sociali e movimenti di popolazioni, la riscoperta di una nuova centralità –ambita o reale- della ruralità genera opportunità, apre nuovi interrogativi ed alimenta qualche dubbio. Parafrasando un vecchio detto, sembra che l’area della città non renda più liberi, almeno a vedere le ripetute conferme di indagini e comportamenti sociali che denunciano un sentire profondamente modificato rispetto alla coppia città-campagna.2

Infine l’intensificazione delle vie di comunicazione, la crescente trasformazione dei beni fisici in servizi, la possibilità di lavorare da casa tramite la rete, semplificano di gran lunga lo spostamento verso le aree rurali. Questo fenomeno non è dovuto a processi produttivi o agricoli, ma alla volontà di posizionarsi in luoghi strategici rispetto alle città – lontano dai disagi ma a portata di opportunità- e di vivere in luoghi tranquilli e sicuri.

Urbano e Rurale si intersecano, creando un nuovo modo di abitare e di vivere la ruralità:

Le dinamiche che governano questo fenomeno emergente sono molteplici e connettono tra loro spinte di matrice urbana con innovative forme di agricoltura contemporanea, nate sulle preesistenze del territorio rurale: il processo di metamorfosi sembra articolarsi come trasformazione indotta dall’esterno sulle forme territoriali già esistenti. Le forme del paesaggio rurale tradizionale non cambiano in maniera rilevante, mentre cambiano gli abitanti (non più contadini, ma cittadini che tornano ad abitare in campagna mantenendo i ritmi e i cicli della città) e le attività (che da agricole diventano urbane). Il paesaggio rurale acquista nuovi significati che imprevedibilmente ricuciono relazioni inedite tra città e campagna.3

Questo significa che si sta creando una nuova tipologia di spazio dalla contaminazione tra urbano e rurale.

Forse quindi “rurale” tra qualche anno averà un nuovo significato, forse indicherà quelle aree interne, quei paesini nell’entroterra italiano, che non hanno ancora assistito a questa inversione di tendenza e il cui numero di residenti diminuisce costantemente ogni anno.

Un avvenimento curioso, che coinvolge i paesi “più piccoli, isolati e poco frequentati”, è guidato dall’associazione Comunità Provvisorie. Questa associazione pratica e sperimenta pratiche di paesologia, promuovendo nuove forme di vita e aggregazione nei paesi:

L’associazione Comunità Provvisorie, per perseguire le proprie finalità, intende promuovere varie attività fra cui: abitare a turno in locazione o comodato all’interno di paesi poco abitati, diffondere culture modi e sensi del vivere nei paesi anche presso chi vive nelle città, sperimentare nuove pratiche comunitarie che intendano il web come strumento di avvicinamento, semplificazione e arricchimento dei rapporti umani al pari dello spazio fisico di un paese, di un terreno, di un campo. Quindi attività culturali del tipo più vario adeguate a esprimere questo pensiero.4

Riunione delle Comunità Provvisorie a Matera; foto di Andrea Semplici.

Riunione delle Comunità Provvisorie a Matera – foto di Andrea Semplici

A Trevico, il paese più alto e antico della Baronia – si trova a 1094 metri di altitudine e contava 1709 abitanti nel 2011-, Comunità Provvisorie ha dato vita alla Casa della Paesologia, una casa che esiste per essere abitata, da chiunque voglia iscriversi all’associazione, per quanto tempo desideri.

Credo che questo fenomeno sia il seme per una nuova modalità di abitare, legato a una dimensione fisica dell’essere in un determinato posto, piuttosto che in un altro. Mi spiego.

La situazione di precariato esistenziale sta gradualmente passando dall’essere considerata un disagio, un ostacolo alla propria affermazione, all’essere considerata una libertà, una possibilità di cambiare o assestare la propria rotta in divenire. Per questo, spesso, l’abitare in un luogo piuttosto che in un altro è dovuto a questioni strategiche, o di comodità, ma non da vere e proprie necessità.

In questo panorama, dove è in crescita la fascia di persone che svolgono il lavoro da casa con una scansione temporale non tradizionale e intrattengono le proprie relazioni personali e familiari online, abitare può diventare davvero una scelta sociale, culturale e politica.

Comunità Provvisorie suggerisce una nuova modalità di abitare in cui a turno, e in co-housing, persone vivono in case situate nelle aree demograficamente svantaggiate. Una performance dell’abitare che costituisce uno scambio (di saperi, opinioni, usanze, linguaggio..) tra l’abitante (una sorta di nomade?) e il paese che lo ospita. Trovarsi fisicamente in un posto piuttosto che in un altro avrebbe perciò un duplice scopo: far “rivivere” le aree interne e riappropriarsi, almeno in un intervallo di tempo, di una dimensione fisica dell’essere.

1 Raffestin C. (2002), «Tra produzione industriale e fabbricazione d’immagini paesaggistiche, ovvero la schizofrenia del mondo agrario attuale», in Atti delle Giornate di Studio su Patrimonio Culturale e Territorialità, Politecnico di Torino, 16-17 aprile;
2 Francesco Di Iacovo, Lo sviluppo sociale nelle aree rurali: tra orizzonte di senso, ricerca, metodo ed applicazioni
3 Fabrizio Esposito, La campagna abitata, Dottorato di ricerca in Tecnica Urbanistica, Università La Sapienza, Roma
 
Link utili:
Il blog di Franco Arminio e dei Paesologi: https://comunitaprovvisorie.wordpress.com/
Un bell’articolo sulla casa della paesologia, di Andrea Semplici: http://www.andreasemplici.it/wp/index.php/2014/11/09/non-sono-mai-stato-a-trevico-ma-ricordo-un-film/

 

Marta Cecconi è diplomata all’ISIA di Firenze, dove sta svolgendo un master in Design della Comunicazione. È co-founder di Nefula, uno studio che opera secondo la metodologia del Near Future Design. Come designer della comunicazione e ricercatrice è particolarmente interessata al dialogo, come modalità di scambio e cooperazione. Come membro del Near Future Education Lab, Marta lavora su temi emergenti come quello dell’educazione, del commons, dei sistemi collaborativi, delle nuove tecnologie e dei modelli organizzativi.

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