Cheerios Ogm Avena

A gennaio la General Mills ha annunciato la scelta di non usare più organismi geneticamente modificati per produrre i Cheerios. Una scelta relativamente semplice: non esistono varietà di avena OGM in commercio.


Qualche settimana fa sul blog di Modern Farmer è stato pubblicato un un articolo di Dan Mitchell su sulla decisione della casa produttrice dei Cheerios di pubblicizzare sull’etichetta che il prodotto era privo di organismi geneticamente modificati (OGM). Una scelta, da parte dell’azienda che può apparire coraggiosa ma che in realtà appare una chiara strategia di marketing suggerita dalla natura del prodotto e non da una scelta strategia della General Mills. 

Quello dei Cheerios sono un caso speciale in quanto altri cereali per la colazione vengono prodotti utilizzando mais o zucchero che, nel caso in cui non fossero OGM, avrebbero un costo proibitivo e non potrebbero pubblicizzarlo sull’etichetta.

«Circa l’80 per cento di tutto il mais negli Stati Uniti è geneticamente modificato».

Il motivo per il quale non esiste una produzione di avena OGM è soprattutto di natura economica.

«Semplicemente non ci sono abbastanza agricoltori avena del mondo, o non c’è abbastanza avena prodotta, per creare una domanda sufficiente a giustificare il lancio di una costosa ricerca che sviluppi sementi geneticamente modificate», sostiene Ron Barnett, un allevatore di avena e professore emerito di agronomia presso l’Università della Florida.

Le decisioni per le quali le colture sono mirate per la ricerca sugli OGM si basano su decisioni economiche e politiche che sono state fatte ben prima che le prime colture OGM siano state concepite.

«Negli Stati Uniti, il mais e la soia sono i driver» di sviluppo dei prodotti OGM, sostiene Barnett. Questo si è verificato in quanto i mercati di tali colture erano già dominanti, quando la modificazione genetica ha iniziato a prendere piede. «L’avena», comparate alle altre due, «è considerata una coltura minore», aggiunge.

Eppure l’avena è il più nutriente dei grandi cereali in quanto ricca di proteine.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che è una fonte eccezionale di proteine al pari di carne, latte e uova. Riferendoci ai fiocchi d’avena, tipo quelli da consumare a colazione, per 100 gr riscontriamo il 16,89 gr di proteine 10,6 di proteine.

Avena_ogm

Tuttavia, la domanda di avena è in calo da quasi un secolo, e la superficie mondiale dedicata alla avena è scesa del 58% solo negli ultimi dieci anni, secondo la General Mills.

Prendendo ad esempio i dati ISTAT relativi alla produzione di avena in Italia la produzione di avena nel 2013 è stata di 2,272 mila tonnellate con 90 mila ettari di terreno coltivato. Un dato in forte calo in calo se paragonato alla produzione italiana del 2007 che vedeva 3,56o mila tonnellate e 133 mila ettari coltivati.

Ciò è in parte dovuto al fatto che  l’avena non è una coltura particolarmente efficiente e redditizia.

Necessitano più semi per produrre un ettaro di avena di quanto ce ne vogliano per un ettaro di altre colture tipo il mais. Secondo l’Economic Research Service dell’USDA, il ricavo medio per ettaro di mais nel 2012 era 1.073 dollari. Per la soia era di $ 596, mentre per l’avena “solo” $ 245.

Questo è proprio il tipo di problema che, concettualmente, potrebbe essere risolto con l’ingegneria genetica volta ad aumentare la resa”.

Altri problemi sono dovuti si consumi idrici, più alti di tutti i cereali (escluso il riso) e alle malattie che sviluppa la pianta (funghi e attacchi di afidi) per non menzionare il gelo invernale che quando arriva presto o bruscamente, può provocare la distruzione delle semine d’autunno o l’allettamento al quale la maggior parte delle varietà disponibili non resiste in maniera soddisfacente.

Ma un altro motivo per cui non c’è ricerca sulla modificazione genetica per l’avena è che questa è piuttosto sostanziosa così come è, rispetto ad altre colture. Riempie i campi tenendo fuori le erbacce, ed ha in genere bisogno di meno erbicidi e pesticidi rispetto ad altri cereali simili.

L’avena oggi viene coltivata sommariamente come foraggio per gli animali (vacche, cavalli ecc) dato il suo elevato valore proteico. Nel nostro paese, ad esempio, rimangono ancora grosse produzioni nelle regioni del sud Italia a tale scopo e in poche zone rimangono produzioni destinate al consumo umano.

In effetti, come scritto sopra, le proprietà benefiche dell’avena sono scientificamente riconosciute e i derivati della lavorazione possono essere degli ottimi sostituti dei tradizionali alimenti base della nostra dieta  (cereali per colazione, latte o farina…).

Allora la domanda che ci siamo posti è perché, conoscendo tutte le proprietà benefiche dell’avena e la sua “integrità genetica“ non si spinge la produzione di avena per il consumo umano?

Proviamo a darci insieme una risposta?