Agroalimentare

La distanza tra produzione e consumo nella catena agroalimentare è stata aumentata dalla globalizzazione indebolendo l’anello debole della catena. Ma qual è l’impatto di questa distanza?


Ho creato questa infografica in occasione del Food Sovereignty Colloquium, un evento che ha radunato più di 300 ricercatori e attivisti e  che si è tenuto a L’Aia, Olanda,  il 24 Gennaio 2014.

L’infografica rappresenta un tema attuale e controverso:

la speculazione finanziaria contribuisce alla volatilità del prezzo dei prodotti agro-alimentari e all’usurpazione della terra, tolta alle comunità indigene in varie regioni del mondo.

O piuttosto compensa tali fenomeni?

Il dibattito è tuttora vivo tra NGO e organizzazioni internazionali come FAO, World Bank, OCSE. La fonte d’ispirazione per questa innografia è stata un paper di ricerca intitolato “Financialization, Distance and Global Food Politics”, scritto e presentato da Jennifer Clapp, Professoressa dell’ Università di Waterloo, Canada.

Nella catena di produzione agroalimentare si sono verificati 4 tipi di “distanziamenti” tra i vari attori coinvolti: produttore, manifattura e distribuzione, consumatore.

Una distanza fisica/geografica tra il luogo di coltivazione e quello di consumo; una distanza culturale che porta il consumatore ad essere del tutto ignaro delle condizioni di produzione utilizzate; una distanza nell’attribuzione del potere decisionale sempre più nelle mani di chi in realtà non lavora la terra; e infine una distanza di tipo operativo dovuta dalla presenza di molti attori intermedi (“middleperson”) che si occupano di manifattura, stoccaggio, distribuzione, vendita.

Questi fenomeni di “distanziamento” sono sempre più accentuati dalla globalizzazione.

• Lo scenario originario di produzione agricola vede un consumo diretto dei prodotti a livello locale, che annulla ogni distanza.

• Lo scenario intermedio, che si è verificato a partire dal 19° secolo, ha visto l’introduzione di “middleperson” con diversi ruoli commerciali. I costi della produzione sono stati quindi gradualmente esternalizzati, perdendo di conseguenza il totale controllo sulla catena.

• Infine lo scenario tre, quello che stiamo attualmente vivendo, e che ha preso piede dagli anni 1980 con la deregolarizzazione finanziaria dilagante, vede un’ulteriore intermediazione di attori non più commerciali, ma bensì finanziari. Investitori come banche, traders e fondi, hanno disperso maggiormente i confini della catena di produzione, oscurandone le responsabilità e gli impatti sociali ed ambientali.

 Infographic_Agrifoodchain_ITA

 Di Margherita Gagliardi – @marghegagliardi


 

foto sust bnMargherita Gagliardi si è laureata in Innovazione e Gestione Culturale a Bologna, ha lavorato per po’ di anni nel settore, prima collaborando ad un progetto di start-up e poi per un network europeo a Bruxelles. Nel 2013 si è spostata a Milano per specializzarsi in Sostenibilità ambientale e sociale con un Master dell’Università Bocconi.

Attualmente vive ad Amsterdam dove si occupa di investimento responsabile. La sua passione è combinare creatività e ricerca su temi di rilevanza ambientale e sociale.

Tiene un blog di sustainability infographics.