Foodini3 Stampa 3d Alimenti

La stampa 3D è uno dei settori più innovativi ed in rapida diffusione aumentando sempre di più il numero di oggetti che possono essere stampati in 3D, dalle pistole ai strumenti musicali.

Il futuro della stampa 3D sarà il cibo.

A gennaio sono apparsi diversi rumors sulla scelta della Barilla di investire nella ricerca sulla stampa 3D per sfornare formati di pasta che soddisfino particolari esigenze dei consumatori. Il progetto è in fase di studio da parte di TNO una società di Eindhoven. L’idea è quella di dotare supermercati e ristoranti di queste particolari stampanti 3D.

Recentemente anche la NASA sta progettando di trasformare le razioni spaziali in qualcosa di vagamente appetitoso commissionando la progettazione di una nuova stampante che impasti una pizza per gli astronauti a partire da ingredienti a lunga conservazione.

La stampa 3D del cibo suscita molto interesse coma la Foodini sviluppata dall’azienda di Barcellona, la Natural Machines, o come la Chef Jet Pro presentata Consumer Electronics Show in Las Vegas, specializzata in creazioni con lo zucchero.

Stampare il cibo suscita la curiosità per tutti gli amanti della tecnologia e delle novità ma crea un po’ di disagio quanto alcuni scienziati sostengono che con il ricorso a «questa nuova tecnologia potrebbe contenere la chiave per nutrire una popolazione in crescita sul nostro pianeta».

Amy Leech (senior policy officer presso la Soil Association) sostiene in sui articolo sul The Guardian che gli «esperimenti alimentari mondiali fino ad oggi hanno reso perfettamente chiaro che non riusciamo a nutrirci in modo sostenibile, sia da un punto di vista sanitario, che da quello sociale, economico ed ambientale».

Ma la risposta alla domanda ricorrente su come dovremmo nutrire la popolazione mondiale nei prossimi decenni è quello di produrre maggiormente con meno input, noto anche come “intensificazione sostenibile“.

In questo contesto, il cibo stampato sembra un’opzione interessante. Con la creazione di prodotti alimentari trasformati utilizzando alimenti liquefatti a lunga conservazione o ingredienti provenienti da vegetali, si potrebbero tagliare gli sprechi e rendere accessibili cibi ad alto contenuto proteico. Il processo della stampa del cibo attualmente non esclude la necessità di utilizzo del suolo per coltivare, o offre soluzioni per produrre cibo di qualità senza depauperare il terreno in cui viene coltivato.

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Un cheeseburger stampato con Foodini- Credits: Natural Machines.

Gli scienziati sostengono che la stampa 3d degli alimenti possa essere il punto di partenza per un futuro utopico in cui per nutrirci potremmo «creare una gamma di “inchiostri alimentari ” da idrocolloidi» ed eliminare del tutto la catena alimentare cibo come sostiene Jeffrey Lipton, studioso di alimenti stampati in 3D.

Francamente l’idea di dovermi nutrie di inchiostro alimentare in futuro mi mette un po’ a disagio.

Il cibo stampato in 3D evidenzia chiaramente le carenze del nostro attuale approccio a nutrire la nostra popolazione basato su alimenti colorati vivacemente e con un sapidità “spinta” per esaltarne i sapori.

Molto cibo che un utente medio consuma è un  prodotto da supermercato ottenuto da trasformazioni industriali con un alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, che non è in grado di soddisfare il fabbisogno ottimale di calorie giornaliero ma può anche risultare dannoso per la salute.

Il bisogno di ricalibrare le nostre scelte alimentari è un percorso che prima o poi l’occidente dovrà affrontare soprattutto partendo dalla consapevolezza su quello che consumiamo e su come viene prodotto, così come ha evidenziato il nostro Alex Giordano in questo post su CheFuturo.

Le prove a sostegno sulla necessità di cambiare la nostra dieta sono schiaccianti.

A tal proposito nelle scorse settimane un studio ha evidenziato scorsa la necessità di ridurre il consumo di cibi da fast food e le terribili conseguenze dell’obesità, già indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un fattore chiave per stile di vita causando un aumento dei casi di cancro.

Come sostiene Amy Leach: «é tempo di porci una domanda diversa. Non come possiamo nutrire il mondo, ma come possiamo nutrirlo in modo sano e sostenibile per gli anni a venire? E che cosa ci impedisce già di fare questo?»

La risposta a questa domanda è la chiave per evitare la prospettiva deprimente degli alimenti stampati in 3D con inchiostro alimentare o della carne allevata in laboratorio.

Nutrire il mondo non è solo una questione di quantità, ma è una questione di come farlo in modo che tutti possano avere accesso a cibi sani.