Camp Di Grano

“Il Camp di Grano nasce come un percorso di avvicinamento al Palio del Grano, una straordinaria esperienza rurale a Caselle in Pittari nel cuore del Parco Nazionale del Cilento. Il #Campdigrano consiste in una settimana di vita rurale sul campo in cui si imparerà dagli antichi contadini cilentani l’arte delle mietitura tradizionale e di tutti i processi di lavorazione del grano fino alla molitura in mulino a pietra ad acqua, nella vicina Oasi del WWF di Morigerati, e il corso di panificazione naturale con lievito madre.

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Un momento laboratoriale, di osservazione e sperimentazione, di esperienza e di conoscenza, di scambio e di apprendimento.  E’ il luogo l’espressione più autentica di una comunità, il luogo di vita, il luogo storico e religioso, il luogo culturale e colturale, il luogo dell’infanzia e della vecchiaia, degli antenati e dei figli, il luogo della memoria e dell’oblio, il luogo di una vita, il luogo di sempre, il luogo da cui partire e in cui ritornare, il luogo che si è fatto paese, comunità, famiglia, identità. Così, partendo dal luogo, si tracciano i confini di ciò che è locale e ciò che è forestiero, un riconoscimento mutabile nello spazio e nel tempo, che si allarga e si restringe, che crea familiarità ed estraniazione, che definisce la necessità di riconoscersi in qualcosa a cui appartenere e che ti differenzia da qualcosa a cui non appartieni.” Questo è il modo in cui i gli abitanti di Caselle in Pittari percepiscono e vivono la coltivazione del grano, un incontro tra passato e presente, un momento in cui rivalutare il proprio assetto culturale e tradizionale.

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Nel 2015 #Campdigrano ha visto molti partecipanti e diversi momenti di incontro tra tradizione e formazione.

La prima giornata di #Campdigrano inizia sul campo, con il racconto della pisatura del grano, la separazione del chicco dalla pula, un processo estrattivo che si svolge nell’aia, preparata con letame bovino e acqua essiccati al sole. L’aia rappresenta un iperluogo contadino, è l’emblema della vita comunitaria, il luogo che celebrava il lavoro di un anno. Cominciare dalla costruzione dell’aia (assieme, giovani e anziani, paesani e forestieri, secondo la filosofia “inda+fora”) vuol dire partire dalla ricostruzione dei sistemi coesivi sociali. La visita alla Biblioteca del Grano, nata nel 2008, che coniuga coltura e cultura di ben sette specie di grano, restituisce il senso della memoria come cosa viva. Antonio Pellegrino (Terre di Resilienza) illustra il valore della biodiversità del grano e le potenzialità dei grani cilentani, in un sistema complesso fatto di socialità, ambiente e integrità dei suoli. Michele Sica racconta delle speculazioni economiche legate alle modifiche genetiche, del grano cui ci siamo abituati, che riempie e non ci nutre. Il miglior modo di conservare i semi antichi è la terra, da cui germinano futuri possibili e prospettive resilienti: “ chi pianta datteri non mangia datteri”, ricorda Antonio, citando un antico proverbio di Palestina. Condividiamo il pane e i prodotti a chilometro zero dei produttori indipendenti cilentani, assieme alle riflessioni sui problemi di tutti e di ciascuno, sui percorsi che provano a coniugare sovranità alimentare e sostenibilità economica. Tra le mura di pietra di Caselle in Pittari, le storie dei giovani agricoltori, le loro sfide e il loro impegno quotidiano, gli impatti positivi generati dell’innovazione rurale e l’urgenza di nuovi modelli economici. Siamo pronti a ragionare sulle proposte abilitanti di Deafal ONG e Cooperativa Primo Principio.

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Il secondo giorno ha visto come protagonista, di Deafal ONG e di Matteo Mancini, il giorno delle buone pratiche di Agricoltura Organica Rigenerativa. In aula, Matteo ci parla del suolo come ecosistema complesso, cui restituire ricchezza attraverso approcci e scelte non preconfezionati, che rivoluzionano la prospettiva convenzionale a partire da condizioni e necessità reali dei diversi contesti. Si parte dalla pedogenesi, necessaria a comprendere quanto la terra sia materia viva, fatta di microrganismi, sostanza organica e minerali.

Da decenni, stiamo erodendo terra fertile: il 30% del suolo italiano perde oltre 10 tonnellate per ettaro ogni anno. Il fattore umano è centrale: la meccanizzazione è la principale causa dell’erosione e l’agricoltura convenzionale va contro la formazione di humus. Bisogna invertire questa tendenza, rinunciando a lavorare i suoli in modo eccessivo, scegliendo strumenti innovativi (recuperati dal passato e riadattati con nuove componenti) e promuovendo l’equilibrio delle coltivazioni con prati stabili (cover crops) e pacciamatura. In campo, dopo il pranzo con i prodotti della #Cumparete e i canti della tradizione contadina cilentana, si effettua un test qualitativo per valutare le caratteristiche dei terreni e ragionare degli interventi necessari a restituirgli fertilità. La questione della gestione idrica dei suoli (attraverso il metodo della Keyline) impegna tutti i partecipanti fino a sera, in vista del lavoro sul campo dell’indomani.

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L’esperienza di Deafal ONG e il workshop sull’Agricoltura Organica e Rigenerativa termina il terzo giorno di camping, con la tracciatura delle curve di livello in campo divisi in gruppi di lavoro: la gestione dell’acqua in agricoltura è fondamentale per evitare l’erosione dei suoli e preservarne l’equilibrio. Si quota il terreno con la tecnica del laser scanning e si procede a piantare paletti per l’individuazione dei solchi da tracciare. A pranzo la comunità dei partecipanti condivide la tradizione cilentana della “panedda prena”, che recuperava il pane raffermo per farne un cibo-contenitore di ortaggi, utile a portare nei campi il pranzo dei contadini. Nel pomeriggio, si ascoltano le testimonianze dei produttori: Stefano illustra la storia e il recupero del mais spinato di Gandino. A seguire, l’intervento più atteso: parlano i rappresentanti del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), nato nel 1984 dalle occupazioni contadine di terra nel sud del Brasile e oggi presente in 24 Stati del Paese. Citando Gramsci, ci parlano di educazione ed emancipazione sociale e di genere, di consociazione delle colture e sostenibilità, di accesso alla terra, sfruttamento e repressione. La “pedagogia di alternanza” è il metodo per diffondere cultura agronomica e sociale, la gestione comunitaria è garanzia di partecipazione politica. Il più giovane ci esorta a “globalizzare la lotta e la speranza”.

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Il punto cruciale è stato quello di superare l’ottica meramente agricola e avvicinare i campisti alle nuove tecnologie, durante il quarto giorno. Tecnologia abilitante vuol dire accesso a strumenti migliorativi, finalizzati agli scopi condivisi dalla comunità. L’intervento della Cooperativa Primo Principio parte dai bisogni emersi da un confronto ‘fuori dal Comune’ tra i produttori di grano di Caselle in Pittari. L’istallazione di una centralina di monitoraggio agro-meteorologico di nuovissima generazione è affiancata a una piattaforma web per la gestione condivisa dei dati e dei saperi, con implementazioni in progress, coerenti alle necessità e agli obiettivi della comunità. I sapori e gli sguardi intensi del rione Casalino accolgono i partecipanti a #Campdigrano per il pranzo: le note della cilentana celebrano l’orgoglio di un’appartenenza contadina che i ritmi del Movimento Sem Terra dilatano oltre la dimensione locale. La discussione del pomeriggio si focalizza sulle attuali dinamiche di garanzia partecipata e sui modelli possibili di Community Supported Agricolture, con i contributi preziosi di CortoCircuito Flegreo e della Rete Semi Rurali. Risuona potente l’eco della parola relazione.

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Il quinto giorno, di buon mattino siamo in campo per l’installazione della centralina di ultimissima generazione progettata e realizzata dai ragazzi della Cooperativa Primo Principio: i dati agro-meteorologici raccolti saranno integrati via web con le informazioni del quaderno di campagna per la costruzione condivisa di modelli previsionali e soluzioni utili alla comunità. Dopo le indicazioni tecniche di Paolo, si ragiona di autodeterminazione e libertà nella raccolta delle informazioni. La discussione tra i partecipanti si accende sulle condivisioni possibili: i beni comuni, oltre il concetto di risorsa, sono definibili come tali solo a partire da un ambiente relazionale ad alta qualità. Riccardo della Rete Semi Rurali ci offre una preziosa disamina su genealogia, diffusione e miglioramento partecipativo dei semi, soffermandosi sulle differenze tra grani tradizionali e industriali. I visionari di Bam-Bottega Artistico Musicale presentano un prototipo di autoproduzione di energia in campo. La serata in piazza riparte sugli obiettivi possibili del monitoraggio offerto da Primo Principio, tra garanzia partecipata e filiera trasparente, con i rappresentanti delle comunità del grano provenienti da diverse regioni. Intanto, ai “cumpari” appena giunti dai paesi cilentani gemellati con i diversi rioni di Caselle in Pittari, si aggiungono nuovi amici, come Vincenzo Moretti, e i partecipanti alla Tavola Rotonda sui “grani del futuro”: tra coltura e cultura, si tirano le fila delle attività svolte nella settimana, provando a tracciarne obiettivi e prospettive.

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#Campdigrano si è concluso con il Palio del grano, un momento di raccolta dei saperi. Il palio è un’enciclopedia del vivere e del fare la festa, nella quale le conoscenze tradizionali si manifestano con la loro essenzialità e si riaffermano con orgoglio, diventando motivo di incontro e di allegria ma anche e soprattutto vanto per chi fino a ieri ne aveva vergogna o ne aveva dimenticato la memoria. Tradizioni e radici ma anche innovazione e laboratorio sociale in quella che non è una rievocazione ma una gara vera ed autentica nella mietitura a mano del grano tra otto rioni di Caselle in Pittari e otto paesi “compari” gemellati con essi.

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Ti aspettiamo, insieme ai “cumpari” di Caselle in Pittari, dal 10 al 17 Luglio a #Campdigrano2016: “Anticorpi per la Sharing Economy”.

Il programma di quest’anno: http://www.paliodelgrano.it/campdigrano/programma-2016/

Come partecipare: http://www.paliodelgrano.it/campdigrano/partecipa/

Per saperne di più: http://www.paliodelgrano.it/campdigrano/2016/06/03/anticorpi-la-sharing-economy/