Turismo Rurale Agriturismo

L’alternativa turistica alle città d’arte più famose e ai grandi viaggi intercontinentali, si chiama campagna o ambiente rurale. Luogo di produzione di prodotti agricoli, negli ultimi anni la campagna è diventata anche luogo per la fruizione di servizi ricreativi e culturali.

 

Durante gli anni settanta, già alcuni economisti e sociologi di rilevanza mondiale, si trovarono di comune accordo nell’affermare che le attività turistiche e del tempo libero avrebbero costituito uno dei comparti più rilevanti dell’economia mondiale e ad oggi non si può che confermare queste previsioni, dove il turismo e i servizi ad esso collegato trainano l’economia. Questo è vero anche nella versione agrituristica o più propriamente del turismo rurale, che rappresenta una nuova forma di reddito per territori che sino a poco tempo fa erano sconosciuti ai più.

Le stesse culture locali, che erano considerate arretrate ed un freno per lo sviluppo, rappresentano, così come i prodotti tipici e le ricette tradizionali, un prodotto turistico di nicchia sempre più ricercato soprattutto da una nuova élite di viaggiatori campestri provenienti dalle grandi metropoli. Di queste trasformazioni sono ben informati gli imprenditori turistici che sollecitano la creazione di residence e villaggi nelle zone rurali, e se ne stanno accorgendo anche gli agricoltori, approdati all’agriturismo.
Agriturismo

L’ospitalità in azienda agricola, interpreta infatti alla lettera le motivazioni fondamentali della vacanza alternativa, per soddisfare bisogni generati dell’invivibilità delle grandi città. Infatti, esistono ormai estese fasce di domanda di agriturismo che guardano alla campagna e all’agricoltura come portatrici di cultura e di risorse sempre più vicine alle immediate esigenze della società moderna: uno spazio verde per un autentico relax, l’occasione per ristabilire il contatto con l’ambiente naturale, una fonte inesauribile di testimonianze storiche attraverso la quale comprendere meglio le proprie origini e il proprio presente.

La preoccupazione che l’agricoltura sia abbandonata, le campagne si spopolino, la disoccupazione “verde” si impenni e il suolo non più coltivato sia oggetto di degrado, è più che mai sentita. Il turismo rurale è una soluzione ottima, considerando il rapporto ambiente/turismo. Il turismo rurale, e la sua forma più diffusa l’agriturismo appunto, è una forma di turismo che non turba gli equilibri del territorio e non richiede pesanti inserimenti di manufatti nel territorio, anzi le strutture ricettive devono essere di piccole dimensioni, e nella stragrande maggioranza dei casi non sono di nuova edificazione, ma edifici rurali già esistenti. Questa forma di turismo, quindi, assolve un’altra funzione molto importante, quella del recupero di un’enorme patrimonio di edilizia rurale ed abitativa, destinata altrimenti al degrado ed alla distruzione.

Trattandosi di un’attività che contribuisce a tenere vivi i costumi, le tradizioni e gli usi, il linguaggio locale ed altre abitudini, svolge funzioni di protezione dell’ambiente e per questo è classificato come turismo “soft”, ed a differenza degli altri tipi di turismo non dipende in gran modo dalla stagionalità.

Queste tematiche sono alla base della creazione dell’Associazione Mediterranea di Sociologia del Turismo nel 1987, quando già si immaginavano le potenzialità dell’entroterra con la ricchezza delle sue risorse e si concettualizzava il rapporto tra gli agriturismi ed i rispettivi paesaggi agrari, non tralasciando l’importanza di valorizzare le risorse umane e culturali dei contesti locali, il turismo rurale crea quindi occupazione in luoghi minacciati dall’abbandono.

Nel 2002, secondo i dati Agriturist, gli agriturismi in Italia avevano raggiunto quota 11.500 con una concentrazione maggiore nell’Italia centro-settentrionale con Toscana (21,1%) e provincia autonoma di Bolzano (18,8%) in testa, mentre Sud e Isole appena il 15,4%. Al 2012 si contano in Italia più di 20.000 agriturismi attivi e Toscana ed Alto Adige si confermano i territori in cui l’agriturismo risulta storicamente più consistente e radicato, la Toscana con il 23,5% del totale nazionale si conferma la regione dove il turismo rurale meglio funziona.

Il sistema agroalimentare italiano si distingue da quelli degli altri paesi dell’UE per il ricco patrimonio di produzioni tradizionali, che mantengono ancora un peso rilevante nei consumi interni, nonostante la globalizzazione dei mercati. L’Italia, inoltre, gode di un patrimonio di alimenti tipici ricco e prestigioso, che dona un’identità fortissima, nota e apprezzata in tutto il mondo. Già nel 1999, Magda Antonioli Corigliano  sosteneva che il mangiare bene si dovesse considerare quale motivazione principale del turismo o, comunque, rappresentare una motivazione importante in tutte le scelte turistiche, ed in particolare nella variante dell’Enoturismo.
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L’Italia sta ritornando meta di quei viaggi romantici che vedevano il susseguirsi di artisti ed intellettuali alla scoperta di giardini e paesaggi, bisognerebbe conservare ciò che rimane di quell’ Italia che Lord Byron  nel lontano 1822 definiva “giardino del Mondo”.

L’Italia, patria della tanto rinomata “cucina mediterranea”, ha un patrimonio eno-gastronomico unico e ricchissimo, fatto di prodotti DOC, DOP, IGP, STG, IGT e tradizioni secolari. Questo patrimonio è parte sempre più importante dell’offerta turistica italiana, costituendo un prodotto turistico di tipo culturale specifico e ben definito, apprezzato e richiesto, specialmente dalla clientela straniera.

Si può intuire il ruolo trainante che l’enogastronomia potrà rappresentare per il turismo italiano dei prossimi anni, ed in particolare per il turismo rurale, in quanto forma privilegiata di valorizzazione dei prodotti del territorio e luogo di incontro ideale tra domanda e offerta. Da qui il carattere di preziosità, di tipicità e l’alto valore economico e commerciale dei prodotti, proprietà spesso sottovalutate o ignorate in patria ma che sono invece ben apprezzate all’estero.

Da non sottovalutare poi, che proteggendo i prodotti tipici e il territorio che li produce si salvaguarda anche l’ecosistema e, quindi, si potrebbe perseguire il tanto sospirato sviluppo sostenibile, lasciando in eredità alle generazioni future un patrimonio non solo conservato, ma più che altro valorizzato, che costituirebbe per l’impresa Italia un valore d’avviamento notevole.

catuozzo-cultura-ruraleIl turismo rurale è un settore in continua espansione, anche perché economicamente vantaggioso e per lo più vicino al luogo di residenza, per molti è un’ottima soluzione per il week-end. Lo sviluppo di questo settore è dovuto in gran parte alla diffusione di Internet, che permette ad una piccola realtà di essere visibile a livello globale, anche se fuori dai circuiti dei tour-operator. Il problema maggiore è che l’agricoltore, soggetto che dovrebbe sviluppare il turismo rurale, è troppo poco preparato per assolvere questo ruolo e quindi ad occuparsene sono i soliti imprenditori che costruiscono o ristrutturano casali che, in sostanza, finiscono per essere hotel e, nella maggioranza dei casi, ristoranti in campagna. In molti casi, quindi, il turista viene deluso in quanto non si trova a contatto con una vera e propria Azienda agricola, dove poter osservare e partecipare ai cicli produttivi e degustare cibi genuini che ne derivano.

Quando poi è l’agricoltore ad adattare davvero la sua Azienda al transito turistico, molti sono quelli che si dicono delusi dagli standard d’ospitalità e confort che gli viene offerto, anche se adesso che il concetto è più interiorizzato la condizione di disagio sembra essere vista come tipica del turismo rurale, sino ad arrivare in alcuni casi assistiamo al “rurale costruito”.

La fusione completa tra agricoltura e turismo ancora non si è compiuta, ma sono sempre più numerosi gli agricoltori-imprenditori che potranno realizzare l’agriturismo perfetto, in cui la struttura ricettiva sia un’azienda agricola funzionante e gli standard qualitativi di soggiorno e di servizio siano vicini a quelli di un hotel cittadino.

Presso la residenza rurale l’Incartata di Calvanico, così come in altri posti “bucolici”, il collettivo RuralHub è promotore di eventi ed iniziative che possano far conoscere le tipicità dei vari luoghi. RuralHub contribuisce proprio alla promozione di una corrente turistica dallo spiccato contenuto culturalmente agreste.

Tu che leggi, che esperienze hai avuto con il turismo rurale e cosa pensi dell’offerta agrituristica italiana? Cosa pensi possa essere utile allo sviluppo del comparto?