Howard L Citta Giardino Del Futuro

Aumenta sempre più il desiderio di momenti di sana vita in campagna; si va verso la “ri-ruralizzazione” delle città. 

Durante il Rinascimento, la città era sinonimo di civiltà, la campagna di rozzezza; condurre gli uomini fuori dalla campagna e portarli nella città voleva dire civilizzarli. La città era la sede del sapere, delle buone maniere, del gusto, della raffinatezza, l’arena in cui l’uomo si realizzava, eppure già molto prima del 1800 era diventato luogo comune affermare che la campagna era più bella della città.

Nell’ottocento questa divenne un opinione diffusa, supportata dal deterioramento materiale dell’ambiente urbano, che nella industrializzata Inghilterra si materializzava nel mitico “fumo di Londra”, il carbone che veniva bruciato all’inizio dell’età moderna conteneva una quantità di zolfo doppia rispetto a quello comunemente usato oggi, il fumo oscurava l’aria, sporcava i vestiti, rovinava le tende, faceva morire fiori e alberi e corrodeva le facciate degli edifici.

Altamente nocivo era l’inquinamento causato ai fiumi dai materiali di scarto prodotti dalle industrie che funzionavano al centro della città, tanto che sin dal Regno di Riccardo II furono emanate con una certa regolarità delle leggi contro l’inquinamento del Tamigi.

John Graunt nel 1965 ci racconta che il sovraffollamento rendeva Londra notoriamente malsana, ma molte altre città industriali erano in condizioni poco migliori, era dunque inevitabile che la peste colpisse di più le città che non le campagne, e che il tasso di mortalità vi fosse più alto.

Si inizia così a diffondere la concezione della sana vita di campagna, luogo in cui le persone amavano trascorrere il fine settimana e la stagione estiva e in cui i membri dell’aristocrazia costruivano splendide residenze.

Una moda che sta ritornando. Il desiderio di conservare dei campi nei pressi della città ad uso ricreativo, spiega in parte i numerosi tentativi d’impedire la costruzione di nuovi edifici nei dintorni di Londra sino al 1940 quando Sir Patrick Abercrombie, membro del Council for the Preservation of Rural England (CPRE), proponeva e successivamente realizzava il piano per la Grande Londra, che imponeva una cintura verde, una zona di rispetto assegnata alla produzione agricola attorno alla periferia della città, larga in media 11 km, si rigettava al di là di tale cintura ogni espansione dell’urbanizzazione, questa è l’attuale legge conosciuta come della Green-Belt.

Alberto Sordi – locandina del film “Il fumo di Londra” 1966

 

Anche la religione ebbe un suo ruolo nella formazione di questo nuovo gusto per la vita di campagna, descritta come un luogo più sacro che non la città e gran parte della letteratura del periodo ostentava quella che il poeta John Clare avrebbe chiamato “la religione dei campi”, come diceva S.Francesco “ogni foglia, ogni pianta, ogni rovo era una pagina del libro di Dio, e ne proclamava la potenza e la bontà”.

Molti scrittori dicevano esplicitamente che la campagna era stata creata da Dio, la città dall’uomo, nel 1928 David Herbert Lawrence dopo un periodo trascorso in Italia nel suo libro di viaggio denominato Luoghi etruschi scrisse: “tanto è bella la campagna, tanto è ignobile l’Inghilterra fatta dall’uomo”.

Nell’Inghilterra industriale la passione per la campagna fu resa più intensa dall’enorme sviluppo di Londra, ma fu anche rafforzata da quel fenomeno di deruralizzazione della città che si rendeva sempre più evidente: la riduzione delle dimensioni degli orti e dei frutteti urbani, la scomparsa di alberi e fiori e l’aumento della densità delle costruzioni in risposta all’aumento della pressione demografica.

In Italia, invece, la vita urbana aveva avuto uno sviluppo molto precoce ma armonico nei confronti della natura e fu così che il gusto per la “villeggiatura” (il ritiro estivo in un’elegante villa di campagna) si manifestò dapprima nell’Italia del Rinascimento, la cui vera essenza stava appunto nell’aver riconosciuto la grandiosità della campagna attraverso un’azione competitiva con la città.

Riconoscendosi trasformatore dei luoghi da esso occupati, l’uomo rinascimentale percepisce così la grandiosità del territorio circostante la città, senza doverlo prima danneggiare, come è successo in Inghilterra.

Così non solo la città, ma anche la campagna diventa il luogo delle trasformazioni, dell’intervento geniale dell’uomo che si erige a costruttore dei suoi luoghi.

È da una simile concezione dell’intervento umano che i grandi architetti ed urbanisti del Rinascimento costruirono ville e giardini, palazzi e città intesi come palcoscenici teatrali, ed è da una concezione della “natura costruita”, da una architettura aperta alla campagna, che il paesaggio acquista dignità visiva, come giustamente osservava Lèvi Strauss.

Questi i valori che guidano anche Walt Disney nella realizzazione del progetto EPCOT

Il culto della campagna, in Italia come in Inghilterra, non impedì però, che sempre più persone si trasferissero in città, ma proporzionalmente al venire meno delle attività agricole all’interno delle città, si andava sempre più diffondendo l’idea che la città più bella era quella che aveva un aspetto più agreste con un ambiente urbano meno cementificato.

Esempio di questo pensiero è Ebenezer Howard che nel 1902 in Garden cities of to-morrow dichiarava che “città e campagna devono sposarsi, promuovendo quindi gli ideali di “città giardino” e di “cintura verde”; il problema di combinare ciò che la città può offrire dal punto di vista economico-sociale e l’ambiente fisico della campagna, resta ancora oggi uno dei temi dominanti della progettazione urbanistica.

Solo dopo la Seconda guerra mondiale la riflessione riguardante la vita genuina e i danni arrecati dall’uomo alla natura arrivò al culmine, con conseguente nascita della sociologia dell’ambiente negli Stati Uniti, definita in seguito una importante rivoluzione del sentire.

Le tematiche ambientali e il rispetto per la natura sono al centro delle agende mediatiche del nuovo millennio, le problematiche di inquinamento del ciclo alimentare, la deforestazione, la riduzione delle zone agricole a favore di utilizzi industriali, sono oramai di dominio pubblico.

Calendario (l’aratura) 1.000 c.a. Cotton Ms. Tiberius

Una rinnovata coscienza ambientale sta stimolando dal basso una riruralizzazione delle città, con la nascita di orti cittadini e la riscoperta di pratiche colturali tradizionali, i giovani stanno riscoprendo il piacere di una sana vita di campagna e sempre più intraprendono carriere lavorative in ambito rurale, lavori semplificati anche grazie ai vantaggi dello sviluppo tecnologico…come chi segue Rural Hub dovrebbe sapere 😉

Quale tipologia di “sviluppo tecnologico” pensi possa favorire nel prossimo futuro il sogno di Ebenezer Howard, ovvero che si possa festeggiare il matrimonio tra Campagna e Città?
Si può pensare al passato per agire nel presente?